Perché il voto delle regionali ha premiato il governo e Umberto Bossi
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha detto: "Questo risultato elettorale è il miglior riconoscimento per l'attività svolta dal Governo, per le prospettive di stabilità del sistema politico e per la possibilità di realizzare, in questa seconda parte della legislatura, le riforme necessarie per l'ammodernamento e lo sviluppo del nostro paese. Gli elettori moderati si sono riconfermati maggioranza anche nel Lazio nonostante sia stata impedita la presentazione del simbolo del Popolo della libertà. L'alleanza del Pdl con la Lega si conferma una robusta forza di cambiamento nelle Regioni più importanti". Leggi il commento I veri vincitori - Leggi: Polverini esulta: "Ho vinto!"
17 AGO 20

I numeri dicono 7 a 6 per il centrosinistra. La fisica della politica, combinata con le aspettative della vigilia, dice invece che il centrodestra a trazione leghista (e con un Cav. ancora smagliante) si toglie la bella soddifazione di espugnare anche Piemonte e Lazio, oltre alle prevedibili vittorie in Calabria e Campania. Il verdetto è chiaro e premia senza appello la coalizione di Silvio Berlusconi nel suo complesso.
Nel resto delle regioni – posto che Lombardia e Veneto erano aggiudicate in partenza alla maggioranza – il centrosinistra si consola con la Puglia di Vendola dove Adriana Poli Bortone, con l’Udc in corsa solitaria, ha preso il 7 per cento danneggiando irreparabilmente un Pdl altrimenti destinato a vincere se alleato coi centristi.
Il Pd si conferma padrone del centro Italia con i suoi otto milioni di voti in Liguria, Emilia, Marche, Umbria e Basilicata; regioni nelle quali, tuttavia, il risultato della Lega irrompe come una piena invernale fuori stagione. Un risultato che, sommato al trionfo di Luca Zaia in Veneto, ha permesso a Umberto Bossi già ieri pomeriggio di esultare. In Emilia la Lega ha infatti triplicato i propri consensi, mentre in Veneto Zaia ha battuto, con il 60 per cento dei suffragi, il candidato del centrosinistra Giuseppe Bortolussi (sotto al 30). La Lega si è fatta largo alla grande sugli alleati del Pdl: alle scorse europee il partito del Cav. era sopra di un punto; ora, a parti invertite, lo scarto tra il partito di Bossi e quello di Berlusconi in Veneto è di 10 punti. Ciononostante non si è verificato il temuto sorpasso dei bossiani sul Pdl in Padania (Lombardia e Piemonte si confermano feudi di Fini e Berlusconi). L’affluenza alle urne è stata del 65 per cento, il 7 per cento in meno rispetto alle ultime consultazioni. Una flessione considerevole ma non tanto forte come si temeva alla vigilia e che non ha modificato chissà quali equilibri nella media delle regioni.
Neppure nel Lazio, dove l’affluenza ha segnato un meno 10 per cento rispetto al 2005, il dato dell’astensione ha potuto mortificare la brillante rincorsa di Renata Polverini priva del Pdl romano. Fino a tarda sera, la candidata finiana pativa uno svantaggio sempre più evanescente sull’avversaria del centrodestra, Emma Bonino. Poi è giunto il sorpasso e ha preso corpo la vittoria nella regione lasciata anzitempo da Piero Marrazzo (Pd) e superbamente contesa dalla radicale Bonino. In Piemonte Roberto Cota è sembrato da subito in grado di prevalere sul governatore uscente Mercedes Bresso. Anche qui situazione fluida, dapprincipio, ma i leghisti non hanno mai dubitato. Sicché il centrodestra, con Piemonte e Lazio, supera il tornante che separava l’aspettativa di una modesta affermazione dalla speranza appagata di una super vittoria capace di ricompattare la coalizione di governo e ridimensionare le incomprensioni tra il Cav. e Fini. Da segnalare, infine, la vittoria tutta berlusconiana nella provincia dell’Aquila: segno del successo tangibile nella gestione del dopo terremoto.
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